Facoltà Universitarie Più Difficili in Italia: Ecco Quali Sono

Considerando caratteristiche e ambizioni personali, una volta terminate le scuole superiori si dedica l’attenzione, spesso e volentieri, ad una facoltà universitaria, che rappresenta una garanzia per il proprio futuro lavorativo/professionale. Una scelta spesso ardua, strettamente legata ai propri obiettivi, alla condizione economica ma anche al livello di difficoltà del percorso desiderato.

Se molte persone scelgono discipline più semplici, che garantiscano loro una laurea e un lavoro il prima possibile, molte altre puntano a facoltà più strutturate, per avere una crescita professionale sul lungo periodo, prevedendo però un gran quantitativo d’impegno nello studio. Dopo aver visto quali sono le più facili, cerchiamo allora di capire quali sono le facoltà universitarie più difficili d’Italia.

Università e disoccupazione, la situazione italiana

Secondo un indagine AlmaLaurea, nel periodo 2015-2019 vi è stata una riduzione del tasso di disoccupazione tra laureati ad un anno dal termine degli studi, nello specifico:

  • 15,9% dopo lauree triennali, segnando un -10,2%
  • 15,8% dopo lauree specialistiche/ciclo unico, segnando un -7,6%

Vista l’attuale situazione e l’emergenza Coronavirus che ha colpito numerosi settori, i più elevati tassi di disoccupazione post-laurea si possono notare negli ambiti:

  • Geo-biologico, che comprende Scienze della navigazione, fisiche, tecnologiche, informatiche e matematiche, al 23,3%
  • Letterario-storico, che comprende Lettere classiche e moderne, Storia, Filosofia e Scienze linguistiche, al 22,2%
  • Politico-sociale, che comprende Scienze politiche, umane, dell’educazione, Antropologia e Mediazione linguistico-culturale, al 21,3%
  • Architettonico-urbanistico, che comprende Ingegneria edile, Scienze dell’architettura e Pianificazione urbanistica e territoriale, al 19,4%

Percentuali minori si notano invece dopo lauree in:

  • Ingegneria in generale, all’11,1%
  • Educazione fisica, al 9,7%
  • Facoltà scientifiche in generale, al 6,3%

Rispetto al 2018, però, secondo la stessa indagine al 2019 si registra circa il 23,9% di matricole fuoricorso entro il primo anno universitario, con oltre 40.000 studenti in più che hanno abbandonato il percorso di studi. Dato positivo è invece l’età media della laurea di 26 anni, col 21,7% degli studenti che la consegue prima dei 23 anni. Del campione analizzato, il 34,5% intende proseguire gli studi con una laurea specialistica biennale.

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Come riconoscere la difficoltà di una facoltà universitaria

Secondo studi della britannica Durham University, principali fattori per determinare la difficoltà di un percorso universitario sono:

  • Percentuale di voti bassi
  • Tasso di superamento degli esami
  • Media dei voti
  • Percentuale di studenti fuoricorso

Lo stesso si può notare anche a livello nazionale, con le facoltà universitarie più difficili d’Italia che presentano percentuali di lauree fuoricorso dal 60% fin oltre l’80%. Anche nelle lauree più richieste, in tutta Europa vi è circa il 27,3% di abbandoni per risultati inferiori alle aspettative. In fase di scelta, invece, l’effettiva difficoltà della facoltà desiderata è definita da fattori soggettivi come:

  • Obiettivi personali/professionali
  • Propensione a studio e ottenimento risultati
  • Riferimenti culturali o impronte genitoriali
  • Disponibilità economiche

Ultima incognita è infine il rendimento, che tra scuola e università potrà essere completamente differente, come differenti sono le condizioni di studio, frequenza e condivisione tra i due ambienti.

Le facoltà universitarie più difficili d’Italia

Tra i percorsi universitari più difficili d’Italia si notano comunemente le facoltà scientifiche, che applicabili a molti aspetti tecnici della vita quotidiana si basano su fondamenti concreti, empirici, logico-matematici e razionali (viene infatti applicato il metodo scientifico). Gli studi scientifici sono in contrapposizione con quelli umanistici, basati principalmente su strumenti analitici e critici.

Ai sensi del d.m. 270/2004, le facoltà scientifiche disponibili negli atenei italiani hanno durata triennale e quelle riconosciute come più difficili sono:

  • Ingegneria aerospaziale
  • Ingegneria fisica
  • Ingegneria chimica
  • Ingegneria elettronica
  • Scienze del farmaco
  • Bioscienze, biotecnologie e biofarmaceutica
  • Veterinaria
  • Fisica
  • Matematica
  • Giurisprudenza

Al termine di uno di questi percorsi, lo studente potrà decidere se proseguire il suo piano con una laurea specialistica, biennale, che in funzione della facoltà scelta potrà dare ulteriori sbocchi professionali: sarà infatti possibile svolgere ricerche in ambito accademico o collaborando con importanti enti nazionali e internazionali; in alternativa si può proseguire con dottorati, master o come assegnisti di ricerca.

Tra le discipline scientifiche più ardue occorre ricordare anche il corso a ciclo unico in Chimica e tecnologia del farmaco, che include i percorsi di Bioscienze e Scienze del farmaco.

Le Facoltà scientifiche sono le più difficili: mito o realtà?

Come popolarmente si pensa, le facoltà scientifiche godono del vantaggio strutturale su quelle umanistiche, essendo (talvolta erroneamente) riconosciute come più performanti e meno soggette al tasso di disoccupazione. D’altro canto vengono però comunemente considerate le più difficili.

Difatti, al contrario della maggior parte delle facoltà umanistiche, le loro principali difficoltà possono essere:

  • Accessibilità a numero chiuso e attraverso concorso pubblico, ai sensi del d.l. 264/1999
  • Elevati obblighi di frequenza e assidua disponibilità in sede
  • Maggiore impegno richiesto nei temi affrontati, basati su fondamenti matematici/empirici

Altro fattore da ricordare è poi la necessità in molti ambiti di proseguire gli studi dopo la triennale, per rendere effettivi i titoli acquisiti e far crescere la propria carriera sul lungo termine. Inoltre, per svolgere l’attività desiderata fuori dal contesto accademico è necessaria apertura di Partita IVA e iscrizione all’albo professionale.

Ma è vero che le facoltà scientifiche sono più difficili?

Nonostante evidenti fattori facciano apparire le discipline scientifiche più ardue rispetto ad altri percorsi, le convenzioni sociali su di esse lasciano il tempo che trovano, in quanto non hanno veri e propri criteri di valutazione.

Questo perchè, nelle facoltà universitarie più difficili d’Italia, si possono facilmente includere alcuni percorsi appartenenti alla suddivisione umanistica o mista, basti pensare a Economia, Architettura, Sociologia o Scienze politiche, in particolar modo nei loro seguiti specialistici.

Ciò mette in discussione anche le ricerche di AlmaLaurea, secondo le quali la difficoltà di un percorso di studi viene determinata dalla percentuale di studenti in corso e fuoricorso: con l’82% degli studenti laureati fuoricorso è Giurisprudenza la facoltà più difficile, mentre con il 18,5% sarebbe Medicina la più facile, informazione fortemente contestabile dagli argomenti affrontati.

A conti fatti, l’effettiva difficoltà di un corso di laurea è strettamente connessa alle inclinazioni dello studente che lo seguirà, dalle tecniche di studio alla frequenza, passando per la serietà che vi dedica e il desiderio di raggiungere determinati obiettivi. In ogni caso, saranno impegno e costanza i più importanti requisiti.

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