Quanto Guadagna un Calciatore di Serie C e Serie D

Il calcio, l’eterna passione italiana, un argomento preponderante nella maggior parte delle conversazioni, che siano esse formali o semplici chiacchiere da bar. Compensi a sei zeri quelli dei calciatori, ma non per tutti e, per fare maggiore chiarezza, nell’articolo di oggi scopriremo insieme gli stipendi dei giocatori di Serie C e D.

La strada per arrivare alla massima serie è ancora tanta, così come i compensi sono molto più ridotti, ma ci sono ottime basi di partenza variabili in base all’età, che rappresenta un importante fattore. Differenze sostanziali tra Serie D, categoria dilettantistica, e C, nella quale si rientra già tra i professionisti. A quanto ammontano stipendi e monte ingaggi?

Cos’è la Serie C

Chiamata anche Campionato di Serie C, la Serie C è la terza divisione in ordine d’importanza del calcio italiano dopo Serie A e B e prima della Serie D, rientrando di diritto nell’area professionistica. Viene introdotta nel 1935. La sua organizzazione e amministrazione sono regolate da FIGC e Lega Italiana Calcio Professionistico, da cui dal 2014 al 2017 ha assunto il nome di Lega Pro, con la scissione in Prima e Seconda Divisione.

Composta dal 1967 da un totale di 60 squadre, è suddivisa in tre gironi geografici, Girone A, B e C, che comprendono 20 squadre ciascuno: queste ultime, club professionistici o semiprofessionistici, possono retrocedere dalla Serie B o venir promosse dalla D, in un meccanismo di promozione e retrocessione proprio come avviene con altre divisioni.

Il suo è un ruolo cruciale, poiché rappresenta il punto di svolta tra calcio professionistico e dilettantistico, con le squadre che avranno l’opportunità di progredire nella scala gerarchica calcistica competendo per il titolo del loro girone: le prime classificate di ogni girone avranno la promozione in Serie B, mentre quelle dal secondo al nono posto giocheranno i play-off per decretare chi salirà di serie o resterà nella stessa; le ultime di ogni girone retrocederanno in Serie D, mentre quelle dal penultimo al quintultimo posto giocheranno i play-out per la sopravvivenza.

Importanza della Serie C riguarda anche le possibilità di carriera dei singoli giocatori o allenatori, che avranno l’opportunità di farsi conoscere meglio e dimostrare i loro talenti in vista di avanzamenti verso le divisioni successive. Dal 2022 una selezione di match è trasmessa anche su DAZN oltre che su Sky Calcio e NowTv.

Cos’è la Serie D

Chiamata anche Campionato di Serie D, la Serie D è la quarta e ultima divisione in ordine d’importanza del calcio nazionale, dopo Serie A, B e C e prima dell’Eccellenza, venendo riconosciuta come classe semiprofessionistica. Viene introdotta nel 1948. A differenza delle divisioni successive è prettamente di carattere territoriale e la sua organizzazione e amministrazione sono regolate dal Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti e dal NOIF, regolamento interno FIGC.

Per via della sua natura è suddivisa in gironi regionali sparsi per il territorio italiano e di numero variabile di stagione in stagione. Le squadre che vi partecipano, provenienti da province e città minori, sono principalmente di natura amatoriale o semiprofessionistica, coi giocatori che svolgono spesso altre attività lavorative oltre a quelle calcistiche. Possono accedervi calciatori dai 16 anni in su.

Rispetto a quelli di Serie C, B e A, i club della Serie D fruiscono di sostegni finanziari limitati, facendo maggiormente affidamento su sponsor territoriali e l’aiuto delle comunità da cui provengono: per tale ragione, i match si svolgono in stadi di dimensioni minori, dove si notano facilmente i suddetti sponsor, coinvolgendo un numero minore di spettatori e avendo una copertura mediatica solo locale.

Anche questa divisione ha un meccanismo di promozione e retrocessione: le prime classificate di ogni girone raggiungeranno la Serie C, oltre ad accedere alla Poule Scudetto di Serie D per diventare Campione d’Italia della Lega Nazionale Dilettanti, mentre le classificate dal secondo al quinto posto giocheranno i play-off per decidere chi salirà o resterà nella stessa divisione; le ultime due di ogni girone retrocederanno in Eccellenza, mentre quelle dal terzultimo al sestultimo posto giocheranno i play-out per la permanenza, in caso di distacchi non superiori a 7 punti.

Come la divisione superiore, anche la Serie D ha un ruolo importante per l’accesso alla classe professionistica, fornendo opportunità per giocatori emergenti e squadre locali di avere fama e rimbombo mediatico sul lungo periodo. I match sono trasmessi solitamente su canali tv locali, in diretta streaming sui social ufficiali delle squadre o sulla piattaforma MyCujoo.

Ecco quanto guadagna un giocatore di Serie C

Sul lato economico, si notano subito sostanziali differenze rispetto agli stipendi delle serie maggiori, difatti lo stipendio medio di un calciatore di Serie C nel 2023 oscilla tra 20.000 e 100.000 euro/anno lordi, con compensi differenti in base all’età:

  • 10.867 euro lordi per giocatori in addestramento tecnico
  • 14.670 euro lordi per giocatori dai 16 ai 19 anni
  • 20.648 euro lordi per giocatori dai 19 ai 23 anni o con primo contratto ai sensi dell’ex art. 33.2. del NOIF
  • Minimo 27.170 euro lordi per giocatori dai 24 anni in su

In questo occorre considerare uno stipendio medio per ciascun giocatore di circa 5.000 euro/mese, sebbene vi siano casi di cifre maggiori: secondo Economia-italia.com, nel campionato 2022-2023 il giocatore più pagato è stato Pietro Iemmello del Catanzaro con ben 300.000 euro/stagione lordi, mentre non si hanno dati ufficiali sul meno pagato.

Nella stessa stagione, questi i monte ingaggi più elevati della divisione:

Squadra

Girone

Monte ingaggi (milioni di euro)

F.C. Crotone

C

7,49

Virtus Entella

B

6,66

L.R. Vicenza

A

6,16

Triestina Calcio 1918

A

6,02

Calcio Padova

A

5,67

Cesena F.C.

B

5,65

U.S. Catanzaro 1929

C

5,52

Pordenone

A

5,20

Reggiana

B

4,90

U.S. Avellino 1912

C

3,43

 

Dovute eccezioni riguardano i calciatori mandati in prestito da club di Serie A o B, che avranno i medesimi compensi di quando giocano nelle loro divisioni: un fatto non inusuale, in quanto molte squadre delle massime serie mandano in Serie C le loro giovani leve per fare maggiore esperienza.

Altra eventualità, specialmente nei casi di play-off e play-out, è quando le squadre retrocesse dalla Serie B devono ridurre il monte ingaggi per adeguarsi al nuovo ambiente, così come quelle promosse dalla Serie D che dovranno aumentarlo al fine di essere più competitive.

Ecco quanto guadagna un giocatore di Serie D

Riguardo la serie dilettante, economicamente parlando diventa molto difficile trovare dati attendibili rispetto alle divisioni maggiori, nel 2023 si può però considerare un tetto massimo di 30.658 euro/stagione lordi stabilito dalla Lega Nazionale Dilettanti, a cui si possono aggiungere indennità di trasferta fino a 61,97 euro/giorno o 1.000 euro/mese, strettamente regolamentate dai club e dal NOIF e a loro discrezione; a questa cifra si potranno addizionare ulteriori 77,47 euro/prestazione come premio per l’attività agonistica in campionato o Coppa Italia.

Di conseguenza, lo stipendio massimo di un giocatore di Serie D o Eccellenza non può superare i 40.000 euro/stagione lordi.

Occorre però considerare una notevole differenza rispetto a Serie C, B e A: validi per un massimo di tre stagioni, i contratti d’ingaggio non prevedono lavoro dipendente né subordinato né con Partita IVA, non fornendo quindi alcun trattamento previdenziale, al tempo stesso non è possibile avere un contratto d’apprendistato calcistico, disponibile invece in Serie C grazie al D.Lgs 36/2021.

Situazione più difficile per i talenti d’età compresa tra 17 e 20 anni provenienti da Eccellenza o giovanili, che secondo il NOIF si dovranno accontentare di semplici rimborsi spese e indennità di trasferta, per cifre spesso inferiori ai 1.000 euro/mese lordi.

Il fattore economico è il principale motivo per cui molti calciatori che militano in questa serie svolgono attività lavorative/professionali più remunerative esterne a quella sportiva, o nel caso dei più giovani anche scuola o università.

Compensi e divisioni, una situazione di squilibrio

Concludendo quest’esame, emerge che oltre alle marcate differenze tra divisione massima e cadetta, vi sono anche ulteriori differenze tra Serie C e D, di cui la prima il vero passaggio dall’essere dilettante a professionista e la seconda un percorso di gavetta che porterà al successo sul lungo termine.

A conti fatti, se per i militanti in Serie C si hanno veri e propri standard contrattuali, determinati dalla Lega Italiana Calcio Professionistico, che vedono compensi minimi in base all’età, lo stesso non si può dire della Serie D, poiché le squadre ricevono molti meno finanziamenti rispetto a quelle delle divisioni maggiori ricorrendo spesso a sponsor o sovvenzioni locali, fornendo ai loro giocatori compensi che in molti casi si riducono a cifre simboliche.

Indifferentemente dalla fede calcistica e le varie opinioni, quello in questione è un confronto ancor più impari e squilibrato se si considerano Serie A e B, con gli stipendi della prima che secondo Economia Italia possono raggiungere una media di 1,77 milioni di euro/stagione lordi, o quelli della seconda che nel 41,4% dei casi possono equipararsi ai compensi di un libero professionista, 50.000 euro/stagione lordi medi.

Non ci sono numeri precisi, ma nella maggior parte dei casi i compensi di terza e quarta divisione possono paragonarsi a quelli di operatori di linea o impiegati d’ufficio, che solo a parole possono immaginare il denaro guadagnato nelle serie maggiori.

Quanto Guadagna un Calciatore di Serie C e Serie D
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