Enrico Cuccia: i segreti del più importante banchiere italiano

Capire oggi l’importanza della figura di Enrico Cuccia nella finanza italiana è molto difficile anche per un giovane di 30 o 40 anni che non ha vissuto quell’epoca.

Oggi non esistono persone così importanti nè nella politica, nè nella imprenditoria nè nella finanza nè italiana, nè internazionale.

Le epoche sono cambiate, un tempo c’erano persone che veramente riuscivano a cambiare la storia con le loro decisioni, la storia di migliaia di persone. Ad esempio Cuccia poteva dire si o no ad un grande prestito che avrebbe potuto far aprire o chiudere un’azienda con migliaia di impiegati, oggi quel potere in pratica non ce l’ha più nessuno come persona; è vero che ce lo possono avere delle assemblee di soci, ma di singole persone, no, se escludiamo un Mario Draghi, ma quest’ultimo lavora su un altro piano, più internazionale e meno decisionale per singole aziende.

Chi era Enrico Cuccia in breve

Enrico Cuccia, nato a Roma il 24 novembre 1907 e morto a Milano il 23 giugno 2000, è stato un banchiere italiano, considerato uno dei più importanti della seconda metà del Novecento.

È stato figura centrale nello sviluppo economico e finanziario dell’Italia del dopoguerra, ricoprendo ruoli chiave in Mediobanca, istituto da lui contribuito a fondare.

Ecco alcuni dei suoi traguardi più importanti:

  • Fondatore di Mediobanca: Nel 1949, insieme a Raffaele Mattioli, contribuì alla fondazione di Mediobanca, diventandone direttore generale e poi presidente onorario. La banca ha svolto un ruolo fondamentale nella crescita e nel consolidamento di grandi gruppi industriali italiani come Pirelli, Fiat, Montedison e Generali.
  • Promotore della stabilità finanziaria: Cuccia era un forte sostenitore della stabilità finanziaria e dell’indipendenza delle banche centrali. Si oppose alle scalate ostili e alle acquisizioni speculative, favorendo invece operazioni volte alla crescita a lungo termine delle imprese.
  • Influenza sulla politica economica: Cuccia esercitò una notevole influenza sulla politica economica italiana, consigliando governi e imprenditori. Era un sostenitore dell’economia di mercato, ma anche di un forte ruolo dello Stato per favorire lo sviluppo e la coesione sociale.
  • Figura controversa: Cuccia era una figura controversa, ammirato da alcuni per la sua lungimiranza e criticato da altri per il suo potere e la sua influenza. Indubbiamente, è stato un protagonista di primo piano nella storia economica italiana del dopoguerra.

La formazione


Il carattere di Cuccia è profondamente plasmato dalla sua eredità siciliana, che risale alle sue origini in una famiglia di Mezzojuso vicino a Piana degli Albanesi, vicino a Palermo. Nato a Roma nel 1907, era nipote di Simone Cuccia, deputato del Regno dal 1882 al 1894. Simone, formatosi in un seminario greco, trasmise ai suoi discendenti il ​​valore dell’educazione e della lettura, affermando notoriamente che i libri insegnano a parlare in modo eloquente. Questa formazione fondamentale guiderà poi Cuccia durante il suo ruolo chiave ad Addis Abeba nel 1936, dove, prima di compiere trent’anni, fu inviato per conto dell’IRI presso la sottosegretariato per il Commercio e le Valute.

Il soggiorno di Cuccia in Africa ha segnato una svolta cruciale nella sua carriera e nel suo sviluppo personale. La sua missione lì lo portò a scontrarsi con il maresciallo Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia, che sfruttava eccessivamente i fondi italiani e resisteva alle regole imposte da Cuccia. Nonostante le richieste di rimpatrio di Graziani, Cuccia riuscì a ottenere l’appoggio dello stesso Mussolini, che lodò pubblicamente la sua integrità il 2 luglio 1937, affermando che se tutti i funzionari fossero stati come lui, “l’Italia si salverebbe”. Questo incontro diretto con la corruzione all’interno del regime influenzò la futura posizione politica antifascista e progressista di Cuccia, ulteriormente modellata dai suoi rapporti con figure influenti come Ugo La Malfa e Adolfo Tino, portandolo a una rischiosa missione cospirativa in Portogallo nel 1942 , contro il regime fascista.

Enrico Cuccia: i segreti del più importante banchiere italiano

Mediobanca

Mediobanca è stata fondata nel 1946 come sforzo per sollevare il traballante sistema bancario italiano, fortemente sostenuto dall’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), dall’onere di finanziare le imprese e contribuire alla ricostruzione e allo sviluppo di un Paese devastato dalla guerra. Nonostante fosse sotto la supervisione delle tre maggiori banche pubbliche di interesse nazionale – Banca Commerciale Italiana (Comit), Credito Italiano e Banco di Roma – Mediobanca ottenne rapidamente autonomia e libertà operativa. Ciò ha consentito a Enrico Cuccia, il suo manager chiave, di guidare la banca attraverso importanti operazioni industriali e finanziarie negli anni ’60 e ’70, come la ristrutturazione dell’Olivetti, la fusione Montecatini-Edison e azioni significative che hanno coinvolto Fiat e Montedison.

Il rapporto di Enrico Cuccia con figure di spicco come Gianni Agnelli, insieme ad altri influenti banchieri e organizzazioni, ha segnato un’epoca significativa nella storia di Mediobanca. Tuttavia, Cuccia era critico nei confronti degli imprenditori italiani, descrivendoli notoriamente come “capitalisti senza capitale” ed era selettivo nel suo sostegno, guidato da chiare prospettive di business. Credeva che, nonostante il crescente controllo governativo sull’economia nel dopoguerra, il settore privato avesse bisogno di protezione dall’invasione politica. Nel corso della sua carriera, Cuccia ha mirato a preservare il settore delle imprese private utilizzando Mediobanca, un’istituzione prevalentemente pubblica, ottenendo un notevole successo nella sua missione di proteggere e fortificare il panorama imprenditoriale privato in Italia.

I segreti con Calvi, il Banchiere di Dio


L’intervento di Enrico Cuccia divenne cruciale quando Michele Sindona, un banchiere siculo-americano, formò un’alleanza unica con il partito DC di Andreotti e Fanfani in Italia. Sindona mirava a convincere i suoi soci americani che acquisire importanti asset in aziende italiane era facile con un investimento minimo, mentre descriveva agli italiani il suo ruolo di leader del capitale e degli interessi statunitensi desiderosi di mettere radici in Italia. Questo tentativo portò a gravi ripercussioni, che si conclusero disastrosamente con la persecuzione di Sindona sia da parte del sistema giudiziario americano che di quello italiano, che alla fine portò alla sua morte per presunto suicidio nel carcere di Lodi. In tutto ciò, Cuccia si oppose coraggiosamente ai piani di Sindona, ignorando le pressioni dei Democratici Cristiani, e affrontò anche esplicite minacce in stile mafioso contro i suoi figli, alle quali rispose con aria di sfida.

Le dinamiche tese tra questi due banchieri contrastanti culminarono in due incontri a New York il 10 e 11 aprile 1979, uno dei quali fu un incontro privato faccia a faccia senza testimoni. Durante questi incontri Cuccia dovette spiegare perché Mediobanca non poteva assistere Sindona. L’atmosfera di queste interazioni era carica di un’intensità drammatica che ricordava una tragedia greca, dove Sindona oscillava tra lusinghe e minacce. Al contrario, Cuccia lo affrontò con uno sguardo freddo e impavido, mostrando un notevole disprezzo per il pericolo, particolarmente notevole dato il suo aspetto fisicamente esile e apparentemente fragile.

Il rapporto tra Enrico Cuccia, il “banchiere d’Italia”, e Michele Sindona, il “banchiere fascista”, fu complesso e conflittuale, caratterizzato da incontri segreti, minacce, vendette e persino un omicidio.

Ecco alcuni dei punti salienti della loro relazione:

  • Incontri segreti: Tra il 1972 e il 1974, Cuccia e Sindona ebbero diversi incontri segreti, spesso in Svizzera. In questi incontri, si discussero questioni finanziarie e politiche di alto livello, tra cui il salvataggio di alcune banche e il finanziamento di partiti politici.
  • Minacce e intimidazioni: Sindona, noto per i suoi metodi mafiosi, minacciò e intimidì Cuccia nel tentativo di costringerlo a fare affari con lui. In un’occasione, Sindona fece persino pedinare Cuccia per mesi.
  • Vendetta di Sindona: Nel 1978, Sindona fu arrestato negli Stati Uniti per reati finanziari. In carcere, accusò Cuccia di aver orchestrato la sua rovina e pianificò la sua vendetta. Nel 1979, Giorgio Ambrosoli, l’avvocato nominato liquidatore delle attività di Sindona, fu assassinato da un commando di sicari legati al banchiere siciliano. Si ritiene che Sindona abbia ordinato l’omicidio di Ambrosoli per vendicarsi di Cuccia.
  • Testimonianza di Cuccia: Cuccia testimoniò contro Sindona al processo per l’omicidio di Ambrosoli, confermando le minacce ricevute dal banchiere siciliano.

La relazione tra Cuccia e Sindona rappresenta un capitolo oscuro della storia italiana del dopoguerra, intrecciando finanza, politica e criminalità organizzata. Essa evidenzia il potere e l’influenza di queste figure nel panorama economico e politico del Paese, e le zone grigie che spesso si celavano dietro le loro attività.

Purtroppo se si vogliono fare approfondimenti è molto difficile; ci sono molti libri “Romanzati” sulla questione come quello di travaglio che più di una ricostruzione storica sembra una favola di cappuccetto rosso e il lupo, ma si sa che il livello giornalistico di quel signore è inficiato da una dozzina di processi persi per diffamaione, quindi assolutamente poco credibile. Megli il libro di La Malfa ma se volete proprio farvi una cultura ci sono ancora tutti i giornali italiani dell’epoca cioè i loro archivi da consultare.

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Autore

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    Amministratore e CEO del portale www.economia-italia.com Massy Biagio è anche analista finanziario, trader, si avvicina al mondo della finanza dopo aver frequentato la Facoltà di Economia e Commercio presso l'Università di Perugia. Collaboratore di varie testate online dal 2007, in cui scrive di economia, mercati, politica ed economia internazionale, lavoro, fare impresa, marketing, dal 2014 è CEO di www.economia-italia.com.

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