Crollo del Ponte di Genova: Conseguenze per l’Economia Italiana

Quali saranno le conseguenze per l’economia italiana del crollo del Ponte di Genova? Il governo anti-establishment italiano, indignato per il crollo mortale di un ponte vecchio di 50 anni, ha presentato il disastro come un monito a Bruxelles per dargli più margine di manovra per migliorare le infrastrutture obsolete del paese.
Il ponte Morandi crollato è  nella città portuale italiana di Genova.
Ma la rabbia politica generata dalla tragedia di martedì a Genova, in cui almeno 39 persone sono morte, potrebbe invece finire per accumulare ancora più pressione finanziaria sullo stato – dai possessori nervosi dei suoi 2 trilioni di euro ($ 2.3 trilioni) di obbligazioni e far aumentare lo spread.

Nel giro di poche ore dal passaggio del viadotto e dal crollo dei veicoli, il Vice Primo Ministro Matteo Salvini ha affermato che l’UE deve consentire a Roma di includere nel suo prossimo budget tutti i fondi necessari per garantire la sicurezza delle infrastrutture del Paese.

Tale investimento, da calcolare dopo un audit di emergenza di ponti e gallerie a livello nazionale, si aggiunge ai piani delineati dal governo che è entrato in carica a giugno, di spendere decine di miliardi di euro in tagli fiscali, alleggerendo le regole pensionistiche e un reddito di base per i poveri.

Vuole anche evitare di innescare un aumento pianificato dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), concordato con Bruxelles dal governo precedente per raggiungere gli obiettivi di bilancio.

 Crollo del Ponte di Genova: Conseguenze per l'Economia Italiana

Per i creditori italiani, il divario fiscale è una crescente preoccupazione.

Una svendita ha fatto registrare un forte rialzo dei rendimenti dei titoli italiani mercoledì mattina dopo che Salvini ha utilizzato il disastro del ponte per mettere in discussione i limiti dell’UE sul deficit dell’Italia. Le obbligazioni si sono successivamente radunate, ma i loro rendimenti continuano a offrire un considerevole premio sul debito tedesco più sicuro.

NON SEMPRE UNA PRIORITÀ

Gustavo Piga, professore di economia all’Università di Roma Tor Vergata, ha affermato che, indipendentemente dalle regole dell’UE, Roma non ha sempre dimostrato che l’infrastruttura era in cima alla sua agenda.

L’Italia ha urgentemente bisogno di investimenti pubblici più elevati e migliori ma negli ultimi anni non è stata una priorità per i politici“, ha detto Piga, sottolineando che la precedente amministrazione sembrava addirittura aver tolto alcuni fondi dalle infrastrutture dopo aver ottenuto un margine di budget da Bruxelles per investimenti.

La spesa totale per investimenti e manutenzione delle infrastrutture di trasporto italiane è diminuita del 58% tra il 2008 e il 2015, secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Ma più denaro avrebbe potuto essere investito, secondo un’analisi della banca centrale italiana dello scorso anno. Poiché gli investimenti pubblici complessivi in ​​Italia sono crollati del 35 per cento in termini reali tra il 2007 e il 2015, Roma ha aumentato le spese per le cose ordinarie come retribuzioni pubbliche e pensioni del 7 per cento.

Mercoledì la Commissione europea ha anche inviato un promemoria per ricordare che da tempo incoraggiava la coalizione di governo a Roma a dare priorità alla spesa per le infrastrutture.

La Commissione, l’esecutivo dell’UE, ha dichiarato di aver approvato in aprile un piano di investimento di 8,5 miliardi di euro per le autostrade italiane, compresa la regione di Genova, in base alle norme UE sugli aiuti di Stato.

L’Italia riceverà inoltre circa 2,5 miliardi di euro di fondi europei tra il 2014 e il 2020 per investire in infrastrutture di rete, come strade o ferrovia, ha aggiunto la Commissione.

Il ministro dell’Economia italiano, un ex professore di economia che sembra più in sintonia con l’umore dei mercati di alcuni dei suoi colleghi, ha anche accennato mercoledì che le infrastrutture potrebbero non adattarsi perfettamente alla richiesta di regole di finanziamento dell’UE più facili.

Giovanni Tria ha detto in una dichiarazione che la sua priorità non sarebbe solo un investimento pubblico più elevato, che è già stato preso in considerazione nel suo prossimo bilancio; il governo mirerebbe anche a “superare le carenze nella capacità di spendere e intervenire”.

Crollo del Ponte di Genova: Conseguenze per l'Economia Italiana

Crollo del Ponte di Genova: Conseguenze per l’Economia Italiana

Una fonte del Tesoro ha detto che Tria stava già discutendo un grande piano generale di investimenti pubblici con funzionari dell’UE, per un valore complessivo di 150 miliardi di euro in 10 anni. L’Italia non ha bisogno di aumentare il proprio deficit per aumentare la spesa per le infrastrutture, ha aggiunto la fonte. La finanza italiana subirà dei problemi per questo crollo?

 

MANTENERE PRIVATO?

Il disastro del ponte potrebbe anche non riuscire a promuovere la causa del governo a Bruxelles per altri motivi: il viadotto ha rivelato problemi non molto tempo dopo che è stato completato nel 1967 ed è gestito da un operatore di pedaggio privato, non dal governo.

Autostrade per l’Italia, facente parte del gruppo Atlantia di Milano ( ATL.MI ), ha dichiarato di aver rispettato tutte le esigenze di manutenzione e ha effettuato regolari controlli di sicurezza sul ponte. Ha detto di aver speso più di 1 miliardo di euro all’anno nel 2012-2017 per mantenere e potenziare la sua rete stradale che copre 3.000 km.

Autostrade non ha comunicato il proprio budget di manutenzione specifico per il ponte, che faceva parte della sua concessione sull’autostrada A10 che collegava la città portuale di Genova con la Francia meridionale.

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Crollo del Ponte: il viadotto aveva problemi da anni

Antonio Brencich, professore di ingegneria all’Università di Genova, ha detto alla televisione di stato che il ponte è stato dimostrato difettoso solo due decenni dopo la sua costruzione – un commento supportato da prove aneddotiche di coloro che vivevano al di sotto di esso.

“Negli anni ’80 cadevano pezzi di cemento e rovinavano le macchine parcheggiate, e c’era una procedura – compilavi un modulo per richiedere il risarcimento per le riparazioni”, ha detto Salvatore Lorefice, 58 anni, un pensionato che lavorava in un magazzino direttamente sotto il ponte.

AUTOSTRADE OFFRE DI RICOSTRUIRE IL PONTE IN 5 MESI

Autostrade Spa si è offerta di ricostruire tutto il ponte in 5 mesi, ovviamente a costo zero.

Un’occasione da non perdere, quel tratto di autostrada è fondamentale per il trasporto di persone e merci su ruote verso e dalla Francia e non si possono aspettare troppe lungaggini, bisogna ricostruire.

Anche il progetto Gronda andrebbe velocizzato.

 

Quando e perché è stata prorogata la concessione ad Autostrade Spa?

Ce lo spiega il Primo Ministro di allora, Matteo Renzi:

Nel 2017, seguendo le regole europee, dopo un confronto col commissario UE Vestager (altro che leggina approvata di notte, è una procedura europea!), si è deciso di allungare la concessione di quattro anni, dal 2038 al 2042, in cambio di una fondamentale opera pubblica: la GRONDA, l’opera che avrebbe decongestionato anche il ponte Morandi.

Io ti allungo la concessione (che scadrebbe comunque tra più di vent’anni) e tu in cambio mi dai SUBITO un’opera pubblica. Prorogare la concessione è stata una scelta del Governo per avere subito l’opera pubblica che avrebbe decongestionato il traffico a Genova. Contro la Gronda erano i 5 Stelle che nel 2012 definitiva FAVOLETTA l’ipotesi del crollo del ponte, che nel 2014 con il genovese BEPPE GRILLO volevano bloccare la Gronda “anche usando l’Esercito” e che nel 2018 con Toninelli hanno proposto ancora di cancellare l’opera.

La proroga tra vent’anni della concessione serviva a fare subito la Gronda. E Genova ha bisogno della Gronda, dei lavori sul Bisagno, del terzo valico, degli investimenti sul Porto: tutte opere finanziate nella scorsa legislatura.

La concessione anomala a 27 enti diverse delle autostrade italiane 

L’Unione Europea ha criticato i metodi di concessione a 27 enti che si occupano di riscuotere i pedaggi autostradali di 6.000 Km. di autostrade italiane e che si devono occupare anche di manutenzione ed offrire servizi.

Le autostrade italiane sono state costruite durante gli anni 50 e 60 da enti statali, poi negli anni ’90 sono state affidate come concessioni ( non come proprietà) ad enti privati.

Questo perchè lo Stato non ce la faceva più a sostenere questi costi che erano molto superiori ai ricavi, creando un buco nel bilancio dello Stato di miliardi di lire dell’epoca.

Questi tratti autostradali non garantivano un guadagno alle ditte che le avrebbero prese in carica anzi, nei primi anni ci avrebbero rimesso, avrebbero dovuto fare grandi ristrutturazioni, per questo motivo si decise di secretare gli accordi tra Stato e questi enti privati ed affidare alle aziende più preparate e che davano più fiducia di poter portare avanti negli anni un impegno così gravoso senza una vera e propria gara di appalto .

Perchè i contratti delle concessioni autostradali sono segreti?

Per prassi.

Tutto legale. Si tratta infatti di contratti tra 2 enti privati ( Anas ed ente concessionario) e una volta che un contratto tra privati è stato registrato, può rimanere segreto se le parti si sono accordate così.

Ci vorrebbe una legge ad hoc per farli diventare pubblici, come in parte ha fatto il Governo Gentiloni ad inizio 2017, ma solo in parte.

Se aveva un senso tenere questi contratti segreti 30 anni fa per le ragioni di cui sopra, oggi questo non ha più senso, se non favorire l’ente concessionario e sfavorire – in ultima analisi – gli utenti.

Purtroppo in questi 30 anni nulla è cambiato dagli anni ’90.

Nonostante oggi queste aziende riescano a trarre dei notevoli profitti, tutti questi accordi sono ancora secretati ( ci ha provato il Governo Prodi a desecretarne alcune parti) e anche l’Unione Europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia di Strasburgo per violazione di diritto dell’Unione per mancanza di gare d’appalto.

Tutto questo sistema dovrebbe essere rivisto.

Sicuramente non con dichiarazioni che magari portano consensi ai politici ma che distruggono aziende importanti italiane, aziende che danno lavoro a decine di migliaia di persone.

concessione autostrade per l'italia documento ue

Il Governo fa sapere che ha stanziato 5 milioni di euro per il disastro del Ponte crollato a Genova.

 
Il bilancio è finora di 39 morti, decine di feriti e almeno 600 sfollati.
Si continua a scavare perchè risultano ancora dei dispersi
La città non ha più unì’arteria che porta da Ovest verso Est e tutto il trasporto su gomma è ora in crisi.

Quando verrà ricostruito il Ponte di Genova?

Questo ponte è INDISPENSABILE alla viabilità di Genova e su Genova.
Quando verrà ricostruito, con quali soldi? Finora il Governo ha stanziato l’incredibile cifra di 5 milioni di euro ( che basteranno si e no a pagare gli straordinari e le spese dei soccorritori) .
Finora non si sa NIENTE.

Quando verrà data una casa ai 600 sfollati?

A 4 giorni dal disastro, 600 genovesi non hanno più un posto dove andare a dormire, anche in questo caso il Governo non ha fatto nulla.

Il progetto Gronda verrà portato avanti?

Il progetto Gronda, cioè una viabilità autostradale alternativa a questo ponte è sia finanziato che terminato, i lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2018, ma è tutto fermo per volontà del Ministro dei Trasporti Toninelli. Non si sa nulla a riguardo.

Cosa vuol fare il Governo con tutte le concessioni autostradali?

Anche qui il Governo non ha detto niente. Perchè se è vero che non ha funzionato la concessione di questo tratto di autostrada, è pur vero che gli altri 6.000 Km. di autostrade sono gestiti allo stesso modo. Il Governo ha solo detto più volte che vuole togliere la concessione di questo tratto.
Revoca che costerebbe sui 15-20 miliardi di penali allo Stato.
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Collaboratore di Economia Italia dal 2012, scrive di economia, finanza e politica dal 2007. Diplomato in ragioneria, è pubblicista e operatore turistico, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio e il Dipartimento di Lettere, lingue, letterature , civiltà antiche e moderne, presso l'Università degli Studi di Perugia.

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