Enrico Cuccia: gli uomini più potenti d’Italia

Enrico Cuccia è stato uno degli uomini più potenti d’Italia, forse il finanziere italiano più importante del 900 e una di quelle persone che “hanno fatto l’Italia”.  Cuccia fondò Mediobanca, una banca costruita alla fine della 2a guerra mondiale per fare prestiti a medie imprese italiane, la banca della ricostruzione, come molti la chiamavano.  Cuccia era un grandissimo tessitore di affari, uomo di fiducia, se garantiva Lui non c’erano problemi, l’imprenditore X poteva avere i soldi che gli servivano per fare impresa, non c’erano problemi.

Enrico Cuccia: il finanziere che fece l’Italia

Tanto si è parlato o meglio: tanto si è speculato su Enrico Cuccia, in quanto lui, in 60 anni di carriera non ha MAI rilasciato un’intervista, un parere, nemmeno una telefonata ad un giornalista.

Non si nascondeva, non girava con una scorta, anche se negli anni ’70 TUTTI I GIORNI c’erano rapimenti di grandi imprenditori per richiedere riscatti o il terrorismo rosso sparava ad imprenditori, Cuccia , un uomo piccolo, insigificante se lo si incontrava, tutte le mattine , a piedi andava da casa sua al suo ufficio da solo, sotto braccio aveva il Corsera ed altri giornali e la sua borsa.

Enrico Cuccia: gli uomini più potenti d'Italia
Enrico Cuccia entra nella sede di Mediobanca a Milano

La storia di Enrico Cuccia

Enrico Cuccia arriva da una famiglia di origini siciliane, suo nonno era un deputato del nuovo parlamento italiano, la moglie era figlia di un altro deputato, Beneduce, economista ed ideatore dell’IRI.

Nato nel 1907, si laureò in giurisprudenza e nel 1932 entrò in Banca d’Italia, dove si fece subito notare come persone integerrima: fu mandato in Etiopia a controllare i conti del Generale Graziani e fece subito notare che questo spendeva troppi soldi dello Stato per ragioni personali, questo gli procurò una lettera d’encomio da parte dell’allora Capo di Stato, Mussolini.

Lavorò per la resistenza durante la 2a guerra mondiale, e si interessò subito a Mediobanca, la banca che doveva fare prestiti ad imprese nel medio termine.

Andò a chiedere al Governo Americani gli aiuti per la ricostruzione, che poi si concretizzarono nel  famoso Piano Marshall , che aiutò ( non poco) l’Italia a ripartire,

Cosa fece Enrico Cuccia? 

Su quasi tutte le più importanti operazioni di fusione e acquisizioni di grandi e medie aziende italiane c’era lo zampino di Cuccia.

Poteva trattarsi di una consulenza, così come di un prestito, oppure di una “iniezione di capitali” per qualche azienda in difficoltà.

Da Cuccia sono passati tutti i più importanti imprenditori italiani del dopoguerra.

Erano tempo in cui le più importanti operazioni finanziarie come la fusione di 2 banche si facevano prima “sulla parola”, cioè si incontravano i responsabili delle 2 banche negli uffici di Mediobanca di Cuccia, si discuteva, si arrivava all’accordo e ci si stringeva la mano.

Fine dell’affare.

I giorni seguenti, esperti commercialisti e Notai avrebbero redatto i documenti che i responsabili avrebbero solo firmato.

Cuccia non faceva affari solo per far guadagnare soldi ai capitani d’industria, era spinto da uno spirito sociale, Cuccia era uno delle migliaia di capitalisti italiani che lavoravano duro, 12 ore la giorno non per arricchirsi ma per far diventare ricche e prestigiose le aziende italiane e con loro l’azienda Italia.

E’ questo il capitalismo umano che ci piace e che vorremmo tornasse al più presto, non quello che va di moda oggi, cioè quello che premia i CEO con i soldi, solo in base ai risultati ottenuti e che spreme solo i clienti, i lavoratori, le risorse, con bonus sempre più alti, sempre più distaccati dailoro stessi dipendenti e dalla realtà che li circonda.

Quanti soldi ha guadagnato Enrico Cuccia, nella sua carriera?

Quando Cuccia morì a 90 anni compiuti, di cui quasi 60 a capo di una delle più importanti banche italiane, lasciò 150 mila euro di eredità e 1 casa.

Se si considera che quest’uomo non aveva vizi, lavorava 8 h al giorno e l’unico hobby che aveva era quello di passare qualche ora in qualche biblioteca di Milano, riusciamo a capirne la grandezza, specialmente se pensiamo che oggi un manager di una partecipata statale piglia almeno 2 milioni di euro l’anno.

In pratica un banchiere al servizio del Capitale e dello Stato.

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