ITALEXIT Italia fuori dall’euro conseguenze. Vantaggi e svantaggi

Italexit: termine coniato sulla scia di Brexit, cioè l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea e dall’euro, cerchiamo di capire cosa potrebbe succedere nel caso il Nostro paese dovesse decidere di uscire dall’Euro e dall’Europa unita.
Nessuno di Noi ha la sfera magica, nessuno può prevedere cosa succederà precisamente domani, meno ancora cosa potrebbe accadere tra qualche anno, ma qui cerchiamo di fare un riassunto di quello che esperti in materia, economisti dicono sull’Italexit per farci un’idea delle possibili conseguenze, ma,  prima di individuare gli aspetti positivi, negativi, pro e contro l’uscita dell’Italia dall’Euro, problematiche sociali che si aprirebbero di fronte ad una Italexit, spendiamo qualche parola sulla Comunità Europea, cercando di fare un approfondimento anche con un interessantissimo video.

Il 25 Marzo di quest’anno, poche settimane fa, è ricorso il sessantesimo anniversario del Trattato che ha istituito a Roma la Comunià economica europea. Gli anni sono passati, alcuni eventi hanno reso facile la quotidianità degli europei, altri hanno creato scontento, e aperto problematiche. L’unione doganale, le dogane scomparse nel 1993 ha rappresentato l’eliminazione di una barriera che limitava cittadini, beni, e mezzi nella Comunità. Ora gli europei possono lavorare, muoversi, andare in pensione in altri paesi comunitari, avere una più ampia protezione della salute, maggiore tutela dei diritti, uniformità delle condizioni di lavoro, salute e sicurezza, una moneta stabile e priva di inflazione, sono alcuni dei punti a favore di una Comunità che vive con l’Euro, in una crisi economica che rappresenta la sfida più cruciale sul suo futuro.

ITALEXIT Italia fuori dall'euro conseguenze. Vantaggi e svantaggi

Italexit Italia fuori dall’euro: conseguenze, vantaggi e svantaggi, pro e contro:

Questi aspetti positivi hanno un costo: 150 miliardi di Euro che gravano sulle casse degli Stati membri rispetto al Pil.
Di fronte ad un rapido excursus su alcune delle positività dall’avvento della Comunità Europea, l’Euro è oggetto di delusione, e non ci si può nascondere: in questa fase di difficoltà, con deflazione, stagnazione, disoccupazione etc. è causa di ripensamento in Italia sulla scelta fatta nel passaggio a tale moneta.
Svantaggi legati ad un progressivo calo di sovranità nazionale, eliminazione del principio di unanimità, politiche di austerità e rigidità economica che, senza alcun dubbio, favoriscono il principale paese esportatore, ossia la Germania.
L’Italia, di fronte a tali fattori, ha avuto una gestione del proprio bilancio statale non proprio ottimale, con maggiori sforzi, e realismo durante gli anni Ottanta e Novanta, il nostro paese potrebbe essere più leader di fronte agli svantaggi che stiamo riscontrando, e l’Euro, e le sue dinamiche, si riverberano sulla crisi sociale, economica del nostro paese che arranca tra mille dubbi.
Di fronte ai dubbi, uscire dall’Euro o non uscire, vi sono pareri contrastanti: scenari da incubo, ulteriore impoverimento, ma anche visioni più rosee legate ad una “maggiore sovranità ritrovata”.

Sopra: Molti parlano di Euro ed Unione Europea senza conoscerla, ma conoscendo solo la realtà oggettiva di oggi. Questo è molto limitante e abbiamo deciso di inserire questo video fatto da una simpatica ragazza, che riassume in modo molto chiaro e semplice la storia dell’Unione Europea, cioè perchè gli Stati europei sono arrivati alla decisione di formare una Unione di Stati. Premessa doverosa per capire cosa sta accadendo oggi.

Conseguenze negative dall’uscire dall’euro

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Calenda sostiene, in un’intervista a Repubblica, come in una possibile Europa a due velocità (concetto tanto caro alla Cancelliera Merkel), l’Italia sarebbe nel gruppo dei paesi di testa. La crisi dell’Euro, e dell’Europa, derivano, sempre secondo il Ministro, da una assenza di risposte ai bisogni di sicurezza: governance debole, e dimensione nazionale ridimensionata. Servono validi strumenti per evitare una Italexit!
Il Ministro aggiunge ancora come lasciare l’Euro vorrebbe dire istantaneo, ed enorme, impoverimento per l’Italia, peggiore di quello sinora conosciuta dai cittadini. Al di fuori dell’Euro il nostro debito pubblico, sostiene ancora il Ministro, in mano attualmente ad istituzioni finanziarie e cittadini (più del 70%), diverrebbe ancora più insostenibile con effetti sconvolgenti sul sistema. Di fronte a tale visione del Ministro, si legano eventi sovranazionali che potrebbero peggiorare gli effetti di una Italexit: le elezioni prossime in Francia, con una possibile vincita del Font National, renderebbe più possibile uno sbriciolamento della tenuta dell’Euro nel sistema, forse per l’Italia, una ritrovata sovranità monetaria, in primis, farebbe bene per una possibile ripresa, ma le opinioni sono contrastanti.
Inflazione: è uno dei motivi principali per cui gli italiani negli anni ’90 erano d’accordissimo di avere una moneta comune europea.
La fragile economia italiana, basata sull’industria ma senza fonti di energia fossile, ha subito gli effetti dell’inflazione, gli stipendi degli italiani perdevano fino al 20% all’anno di potere di acquisto negli anni ’70, conseguenza di scioperi e tumulti sociali proprio in quegli anni, che hanno visto addirittura nascere e crescere il terrorismo. la politica italiana basata sul clientelismo, per avere più voti, creerebbe nuovo welfare e posti di lavoro pubblici, quindi si innescherebbe un meccanismo per cui il debito pubblico cresce, cresce il bisogno di ‘nuova moneta’, nonchè l’inflazione ed il disagio sociale, specialmente dei ceti più bassi, cioè quelli che guadagnano di meno.
Lo scenario italiano, con i partiti contrari all’Euro, secondo i risultati di un sondaggio dello scorso Gennaio, raccoglierebbero quasi il 50% dei consensi tra la popolazione. Le possibili risultanze elettorali paiono dare una “spallata” all’Euro, visto da molti come causa primaria di molti mali, in via definitiva e conclamata.
Le agenzie internazionali di rating, tra cui Moody’s non credono nell’Italexit: i vincoli istituzionali sarebbero insuperabili: maggioranza contro l’Euro in entrambe i rami parlamentari, i referendum sui trattati internazionali non sono ammessi (l’Euro si scontrerebbe con tale problematica) rendendo necessarie modifiche costituzionali che renderebbero possibili consultazioni sulla permanenza nell’Euro. Tutto ciò sembra essere veramente arduo da realizzare! Aggiunge Moody’s come una fuoriuscita dall’Euro rappresenti una scenario da default molto probabile: ossia rovina definitiva del paese. Come controbattere a tale tesi?

sondaggi italexit
Italexit, sondaggi 2017 IPSO

Scenari apocalittici, o possibilità di prendere ossigeno dalla ripresa dell’economia italiana. Dubbi contrastanti, accompagnati da un “terrorismo” verso tale eventualità da parte di alcuni media e parte della classe politica nazionale, forse troppo legati ad interessi sovranazionali prevalenti.
Secondo alcuni studi, la “nuova lira” non cadrebbe in un vortice senza recupero verso il basso, ma riuscirebbe a fermarsi con una svalutazione attorno al 15%. Altri studi escludono completamente tale caduta al ribasso. La fuoriuscita dall’Euro potrebbe, poi, abbattersi su alcune banche costringendo lo Stato ad intervenire, ma senza default paese. Di fronte ad una situazione in cui con l’Euro il debito pubblico non si riesce a contenere, ma cresce, ci si chiede se una “permanenza forzata” implicherebbe un destino simile alla Grecia per l’Italia.
In Italia, si pagano più tasse di quanto lo Stato spende per offrire servizi ai cittadini. L’avanzo commerciale è soddisfacente, e non pessima è la posizione finanziaria netta con l’estero. Queste premesse, per alcuni economisti, non sono in grado di causare un “disastro”, dopo una turbolenza iniziale, questo è certo.
Italexit, ed abbandono dell’Euro, sono concetti nascenti da una constata insostenibilità dell’Euro che è divenuta una moneta fragile con spinte deflazionistiche sul sistema. In Italia, si toglie liquidità al paese quando invece sarebbe necessaria per ripartire. Le motivazioni “egoistiche” di alcuni paesi, vedi Germania, sono causa del loro essere beneficiari di una posizione prevalente nella Comunità, posizione che non vuole essere ceduta in quanto sarebbe accompagnata da una politica europea di tipo espansivo. Dopo anni di austerità, gli interessi dei più forti stanno distruggendo le economie di alcuni paesi, tra cui il nostro, e nulla pare possa essere fatto. Italexit è segnale di stanchezza di un sistema incapace di ascoltare, e recepire. i bisogni di una collettività.
Su alcuni punti vi è condivisione tra gli economisti per un abbandono nazionale dell’Euro.

Conseguenze positive di una Italexit

Il primo è rappresentato da una svalutazione della nuova lira, le merci costerebbero di più, anche se la nuova lira dovrebbe svalutarsi meno rispetto al dollaro USA con cui paghiamo le materie prime. Questo sarebbe un punto a favore dell’Italexit. Di fronte poi alla svalutazione, vi sarebbe un incremento delle nostre esportazioni, fattore che migliorerebbe la bilancia commerciale dei pagamenti nazionale. Per i cittadini molto rimarrebbe invariato, anche se forse si potrebbero pagare di più i beni importati. Possibile inflazione? Sì questo è possibile, ma di fronte ad una deflazione come l’attuale, le ragioni per preoccuparsi sono quasi controbilanciate. Di fronte ad una ondata inflazionistica, lo Stato dovrebbe adottare una politica espansiva, permettendo all’economia italiana di ripartire.
A parte i tecnicismi, non vi sono elementi certi per poter parlare di caduta rovinosa di fronte ad una Italexit: molti problemi ci saranno col debito estero delle banche, mentre il debito pubblico nazionale potrebbe essere convertito in lira. Le preoccupazioni della finanza bloccano una Italexit che potrebbe, invece, apportare una possibilità di rinascita al paese.

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Paesi area euro

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Concludiamo con una riflessione.

Una recente ricerca di OFCE (Osservatorio francese delle congiunture economiche) in ambito Eurozona, evidenzia come l’Italia avrebbe molto da guadagnare, e poco da perdere lasciando l’Euro, continuando a tollerare una situazione destinata a peggiorare se non riequilibrata.

Lo studio, che tocca molti aspetti degli indicatori economici, concludono come l’Italia non conoscerebbe una criticità estrema dal lasciare l’Euro. Una volta che il debito pubblico nazionale (la più grossa incognita per l’Italia senza previsioni al ribasso, per ora) fosse ridenominato in lire, una concreta diminuzione dello stesso sarebbe possibile, di fronte agli scenari positivi aperti nell’economia (aumento dell’export, ripresa economica etc.).

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